Ho conosciuto Michele nei primi anni di liceo. Lui frequentava il liceo scientifico, io il classico, ma avevamo in comune una grande passione: l’archeologia.
Entrambi avevamo chiesto a Bernardino Bagolini, allora vicedirettore del Museo Tridentino di Scienze Naturali, di poter partecipare agli scavi presso il Riparo Gaban. Ricordo ancora quei sabati: alle dodici Bagolini passava prima allo Scientifico e poi al Classico e ci caricava sul furgoncino Fiat 238 del Museo, insieme ad altri compagni e compagne, per portarci sullo scavo. Il giovedì sera, invece, ci ritrovavamo in Museo a lavare, classificare e siglare i reperti.
Sono seguite naturalmente molte altre campagne di ricerca. Di quel folto gruppo di ragazzi e ragazze che frequentava gli scavi promossi dal Museo Tridentino di Scienze Naturali, alla fine siamo stati in pochi a trasformare quella passione giovanile in una professione. Michele fu certamente tra coloro che seppero farlo con maggiore visione, determinazione e capacità.
Ricordo le campagne a Molina di Ledro con Bernardino Bagolini e Giovanni Leonardi, che ci convinsero a fondare la Co.RA, la prima cooperativa di ricerche archeologiche del Trentino. Sono stati anche gli anni degli scavi durante i quali Michele incontrò Giuliana, compagna di una vita. Lo rivedo ancora, alto e magro. Dopo ore trascorse sullo scavo, trovava ancora l’energia per prendere la sua viola e regalarci momenti di musica che rendevano speciali quelle serate. Già allora era una straordinaria fucina di idee, sempre un passo avanti, anzi molti passi avanti a tutti noi. E, considerando che sfiorava i due metri di altezza, non mi riferisco alla sua statura, ma alla sua visione e alla sua capacità di anticipare i tempi e di trasformare le intuizioni in progetti concreti.
Ho sempre ammirato in lui la curiosità intellettuale, la lungimiranza e la capacità di intrecciare saperi diversi. Si capiva fin da giovane che la sua strada era segnata e che avrebbe raggiunto risultati importanti.
Nato a Trento l’11 febbraio 1957, Michele aveva continuato il suo rapporto con il museo proprio come volontario del servizio civile, seguendo quella stessa passione che ci aveva fatti incontrare da ragazzi. Laureato in Geologia all’università di Ferrara e poi dottore di ricerca in Antropologia sotto la guida di Alberto Broglio, nel 1988 divenne curatore di Geologia e Paleontologia del Museo Tridentino di Scienze Naturali, assumendone la direzione nel 1992. Sotto la sua guida il museo si è profondamente trasformato, diventando nel 2013 con la Nascita del MUSE il Museo delle Scienze di Trento, realizzato in stretta collaborazione con Renzo Piano, una delle istituzioni scientifiche più innovative e apprezzate d’Europa.
Il valore del suo lavoro è ben riconosciuto dai prestigiosi incarichi ricoperti nelle principali istituzioni museali italiane ed europee. E’ stato presidente di ICOM Italia, (International Council of Museums), di ANMS (Associazione Nazionale Musei Scientifici) e membro dei comitati direttivi di ECSITE (European Network of Science Centers and Museums) e ICOM Europe.
Michele credeva profondamente che i musei non fossero semplici luoghi di conservazione, ma strumenti per aiutare le persone a leggere il presente e a costruire una società più consapevole. Era questa, credo, la radice più profonda della sua visione umanistica della scienza e della cultura.
Negli ultimi anni la malattia lo aveva costretto a lasciare la direzione del MUSE nel 2024, ma non aveva intaccato la sua curiosità, la sua energia intellettuale e la sua straordinaria voglia di vivere. Ho sempre ammirato la sua determinazione e la capacità di guardare avanti anche nei momenti più difficili. Per questo sono stata felice di sapere che, nell’autunno del 2025, avesse accettato la presidenza del Conservatorio di Trento e Riva del Garda, un incarico che gli permetteva di tornare a coltivare pubblicamente anche la sua grande passione per la musica.
Oggi, nel ricordare il grande studioso, il direttore illuminato e l’innovatore che tutti conoscono, io penso soprattutto all’amico. Ripenso ai nostri primi anni, agli scavi, alle idee, alle discussioni che sembravano non finire mai. Ripenso alla sua curiosità inesauribile, alla sua capacità di guardare sempre un po’ più lontano di tutti noi.
Tra i ricordi più recenti conservo con gratitudine la sua partecipazione, nel 2025, alla giornata organizzata dal LaBAAF dell’Università di Trento per il trentennale della scomparsa di Bernardino Bagolini, al Riparo Gaban, il luogo dove la nostra avventura era iniziata. Accettò con entusiasmo l’invito e indossò subito la maglietta con il logo del Laboratorio, come a testimoniare ancora una volta il forte legame che conservava con quel luogo e con tutti noi – colleghi e studenti dell’Università di Trento – con cui aveva condiviso anni di ricerca, di progetti e di amicizia.
È questo il Michele che porto nel cuore: l’amico di una vita, con cui era bello confrontarsi e crescere.
E in questo ricordo desidero rivolgere un pensiero affettuoso e un grande abbraccio a Giuliana e ai loro figli Sofia e Leonardo, che custodiscono il patrimonio più prezioso lasciato da Michele: il suo affetto, il suo esempio e il ricordo della bella persona che era.
Mi mancherai moltissimo.
Ciao Michele.
Annaluisa Pedrotti