Il Paleolitico superiore arcaico (facies uluzziana) della Grotta del Cavallo, Lecce

Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XX, (1965)

Si illustra una facies del Leptolitico arcaico delle Puglie, che, per quanto sembri grosso modo rientrare nella famiglia castelperroniana dell’Europa occidentale, presenta caratteri suoi propri, cosi da giustificare per essa un termine nuovo: 1’«Uluzziano» (dalla baia di Uluzzo, in provincia di Lecce, ove fu scoperto nel 1963).
L’A. si preoccupa in questa memoria soprattutto di render noti i caratteri tipologici e tecnologici (col metodo di G. Laplace) di tale industria, concedendo un ampio ruolo alla parte descrittiva e iconografica. L’Uluzziano, la cui posizione cronologica pre-gravettiana e forse anche pre-aurignaziana sembra evidente, è stato suddiviso, dal punto di vista archeologico, in tre fasi principali: Uluzziano arcaico (Strato E 111), Uluzziano medio o evoluto (Strato E 11-1), Uluzziano superiore o finale (Strato D). Nella fase più antica l’industria è ricavata in grandissima parte, con tecnica bipolare e con enorme produzione di «pièces écaillées », da liste d’interstrato calcareo-silicee, che le conferiscono morfologicamente un aspetto particolare. Essa è caratterizzata da un fortissimo «Substratum» a base soprattutto di raschiatoi e, in minor misura, di denticolati e lame ritoccate. Su questo fondo tipologico ancora musteroide s’innestano i primi elementi leptolitici: alcune rare e rozze punte di tipo Chatelperron, di piccolo formato, accompagnate da tipi peculiari alla facies uluzziana, quali le punte a dorso semilunare. Rarissimi i bulini, le troncature ed i becchi, mentre è ben rappresentata la classe dei grattatoi frontali. L’industria su osso accoglie un frammento di zagaglia cilindro-conica. L’Uluzziano medio, che utilizza, con la stessa tecnica bipolare, selce di miglior qualità, è la fase del pieno sviluppo degli elementi leptolitici, che prima si erano solo timidamente annunciati. La forma delle piccole «chatelperrons» (o « microchatelperrons ») e delle punte semilunari si perfeziona alquanto. Anche altri tipi assumono maggiore importanza, quali le troncature ed i becchi. Per contro il Substratum si riduce quantitativamente e non appare più dominato dai raschiatoi. In osso si hanno alcune rozze zagaglie cilindro-coniche. Nell’ultima fase l’industria, ricavata, oltre che da selce, da calcare e quarzite, con tecnica anche non bipolare, si modifica ulteriormente: se, da una parte, essa sembra come ripiegarsi su se stessa, perdendo molti dei suoi elementi più caratteristici (punte a dorso e semilune) a beneficio di un invadente Substratum, in cui dominano ora i denticolati, dall’altra presenta qualche innovazione, accogliendo tipi che ricordano l’Aurignaziano (grattatoi carenati e a muso, lame talvolta «étranglées »). Si ha poi qui la comparsa, per la prima volta, di oggetti ornamentali (conchiglie forate). Si passa quindi ad esaminare l’ambiente in cui si svolse l’attività degli «Uluzziani ». Non tanto in base allo studio pedologico degli strati (risultati assai omogenei), quanto delle abbondanti faune raccolte, l’A. crede di poter individuare durante l’Uluzziano arcaico un momento climatico ancora abbastanza umido (Bove, Cervo, Cinghiale), ma passante progressivamente ad un ambiente più continentale o di prateria (Cavallo). Una fase decisamente continentale, quasi Esclusivamente ad Equidi, interesserebbe poi l’Uluzziano medio e parte dell’Uluzziano superiore, mentre negli ultimi livelli, coronati da una crosta stalagmitica, si avrebbe testimonianza di una ripresa del clima oceanico, con la flessione degli Equidi (tra cui è presente anche l’Asinide hidruntino) e con la ricomparsa delle faune forestali. Nell’ultima parte del lavoro si studiano le modificazioni dell’industria attraverso una più sottile suddivisione degli strati (in otto fasi) ed al livello sia dei gruppi essenziali ed elementari, sia dei tipi primari Una serie di grafici statistici mostra la parabola compiuta dall’Uluzziano nel corso delle varie fasi tipologiche, delle quali ci si sforza di riconoscere il possibile rapporto con le parallele modificazioni ecologiche.
L ‘Uluzziano viene infine inquadrato nel contesto, ancora povero, del Leptolitico arcaico italiano. Viene rilevata una certa, seppur parziale, analogia tra la facies « regressiva» del Ponte di Veia A (Verona) e l’Uluzziano finale; mentre per le fasi arcaica e media dell’Uluzziano si è costretti a ricercare qualche generico riferimento nei complessi arcaici francesi. Si conclude con l’ipotesi che l’Uluzziano rappresenti una versione particolare, un parallelo, per così dire, mediterraneo, del Castelperroniano.

A. PALMA DI CESNOLA – Il Paleolitico superiore arcaico (facies uluzziana) della Grotta del Cavallo, Lecce